Il web come piattaforma delle nostre esperienze on line
Leggo, leggo, leggo e scrivo..il secondo capitolo della tesi è quasi pronto ormai!Sono a metà del mio lavoro e mi sembra di non aver scritto ancora nulla, di non aver ancora centrato l'argomento. Oggi erano due i testi dai quali le mie parole prendevano ispirazione:Alberto D'Ottavi e Don Tapscott. Due approcci così profondamente diversi: il primo molto pratico, l'altro teorico e sicuramente di taglio socio economico. Argomento comune ovviamente il Web 2.0.
Scrivevo del Web questo pomeriggio e delle sue quattro dimensioni: culturale, economica, tecnologica e istituzionale...ma c'era qualcosa che non lasciava che la mia produzione decollasse.Parlavo del web come piattaforma, delle ampie possibilità che la rete offre, facendosi strumento per l'erogazione di servizi, di portare on line la nostra vita quotidiana:leggere, informarsi, scrivere, comunicare, amare, acquistare..Tutto è fattibile grazie al Web 2.0 e in una chiave nuova: quella di protagonisti indiscussi della Rete. Era proprio questo quello che non riuscivo a capire: il portare online il proprio quotidiano, le abitudini, le pratiche, le relazioni. Se rifletto sulle mie giornate, è una cosa che io stessa faccio già. La mia vita è quasi tutta on line. E' sconvolgente pensare come Internet sia diventato il mio primo punto di riferimento e di come oggi stesso io ne sia molto più padrona rispetto a qualche anno fa, quando accendevo il computer solo per esercitarmi per concludere l'ECDL e accedevo alla Rete per controllare la posta. Oggi leggo, studio, ricerco, comunico, acquisto, conosco, esploro e tutto questo mi è naturale. E a volte mi rendo conto di pretendere che la mia voce venga ascoltata, se commento un blog, se leggo un articolo, se cerco informazioni. Il Corriere on line, per esempio, ha cambiato il suo aspetto e la sua usability rendendola più 2.0...ma la prima cosa che ho notato, da utente abituata alla possibilità di essere ascoltata e di interagire con i contenuti a cui accedo, è proprio l'assenza di interazione e di manipolabilità. Ora mi chiedo: quanto il trasportare la propria vita on line è un'esigenza imprescindibile, che prima o poi caratterizzerà ognuno di noi? Quanto vero è che oggi senza Internet si è tagliati fuori dal mondo? Quanto è reale, escludendo un punto di vista strettamente economico, il valore del Web 2.0?






2 commenti:
Osservazione banale: il valore del Web non è solo nei numeri: queste sono categorie che vanno bene per la televisione, e per chi immagina il Web come una televisione con un'infinità di canali. Se si ragiona così si resta alla superficie.
La novità mi pare risieda in questo: più opportunità per un maggiore numero di persone. E queste opportunità si creano grazie ad un sapere ed una conoscenza più accessibili.
Il problema: al momento nessuna realtà è capace di "certificare" il valore di queste persone che assieme crescono, producono, aiutano e condividono. Si preferisce etichettare il Web 2.0 sotto il termine di "rumore molesto".
In realtà, il "rumore molesto" è l'individuo: a volte inconcludente, più spesso con un forte desiderio di partecipare ed imparare, di conoscere le fonti, di verificare, di confrontare più punti di vista.
In fondo comprendo il disorientamento di molte persone riguardo il Web 2.0...
Good words.
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